Intervista Aedi – Magia, cambiamento e rituali musicali



The interview itself is going to be quite long, so I am not going to spend too much time introducing the band, also because if today it’s the ‘Italian version’ time, in two days you’ll be able to read the English one, and in a bit there will be also the gig report of the live performance at Vizi del Pellicano. A lot of talking, but I a pretty sure it is worth spending some words about Aedi. An Italian band in a continuous evolution, with a spicy and adorable front-woman (who sings the cutest Chinese happy birthday ever) and chatty male fellow travellers, even more chatty when it comes to talk without the recorder on. (picture on FLICKR)
Bando alle ciance quindi, ecco a voi gli Aedi, un gruppo col botto direttamente dalle Marche.

Come e quando è iniziato il progetto AEDI?

Paolo: “questo progetto, come lo conosci oggi con brani inediti, nasce nel 2007. La nostra consacrazione è avvenuta quando abbiamo vinto questo concorso, nel quale il voto del pubblico era stilato in base al numero bevute, e noi grazie ai nostri amici abbiamo stravinto. Ora però stanno tutti in cura (ride).

In che modo sentite di essere cresciuti dal 2007 ad oggi, sia musicalmente che come gruppo?

Celeste: Allora, abbiamo iniziato nel 2008, quando è uscito il primo demo, o meglio album autoprodotto ‘The Colors of the Yellow’. Nel 2009 è uscito un EP dal titolo ‘Polish’ è nel 2010 è stata la volta di ‘Aedi Met Heidi’.  Da domani andremo in studio con l’album nuovo, quindi ora stiamo lavorando alle registrazioni del secondo album ufficiale della band.

I vostri album ruotano attorno a dei concept ben delineati? Ad esempio mi viene in mente il tema del viaggio per ‘Polish’.

Cel: ‘Polish’ è nato come un punto di contatto con la Polonia, legato ai colori, all’idea del viaggio, con tracce abbastanza lunghe, momenti intimi composti da piano e voce. ‘Aedi Met Heidi’ ha il fine sarcastico di ammonire quelli che continuano a sbagliare il nostro nome “come è che vi chiamate? Heidi, ah si” allora lo abbiamo messo visibile nell’album. Oltre al gioco di parole c’è un doppio aspetto, in cui oltre alla parola accademica che è Aedi, i quali erano nell’antica grecia dei cantori dei poemi omerici, abbiamo inserito anche l’aspetto fanciullesco, giocoso, idiota e travolgente di Heidi, che il nostro chitarrista apprezza moltissimo. Soprattutto la parola ‘giocoso’ (ride). E adesso il gioco è cambiato ancora, perchè come dice il saggio Paolo Ticà (chitarrista n.II) “la vita è cambiamento”. Quindi ora la situazione è cattiva, ci siamo induriti, perchè c’è stata una crescita che ha portato l’insieme a diventare più corale, vero, viscerale, istintivo.
Paolo: Durante una data dello scorso tour ci hanno rubato gli strumenti a Roma, e da qui senza accorgercene ci siamo uniti molto per risolvere il problema. Inoltre è arrivato il nuovo batterista (Daniele Gatto), che suona con molta forza, e la sua entrata nel gruppo ha visto di conseguenza un indurimento dei pezzi. Dopo tutto questo non si poteva più fare musica fanciullesca perchè eravamo incazzati neri, e quindi è venuto fuori un album più incazzato di prima. Quindi questo, in qualche modo, è un album che parla attraverso cinque anime.

In che modo questo cambiamento di rotta si è rispecchiato nei vostri testi?

Cel: I testi rispecchiano l’aspetto corale, perchè alcune tracce sembrano degli inni, di tribù fuori dalla nostra. C’è una ricerca spirituale, in testi che guardano ad un oltre ma anche a cose attuali, come la vita quotidiana che senza diventare personale passa attraverso questo prisma rituale.

Parlando delle Marche, di casa vostra, in che modo pensate che la natura e i paesaggi marchigiani abbiano ispirato la vostra musica?

Cel: Siamo dei tipi campagnoli, sportivi… siamo fortunati a vivere in un posto che ti permette di arrivare dappertutto: ci sono il mare, la campagna, le montagne. Il tema della natura nel prossimo disco non ci sarà, però c’è stato soprattutto in ‘The Adventures of Yellow’. La ripetitività non ci piace, pertanto la natura intesa come la forza sarà presente, come nell’elemento del vento. Ci sarà una canzone sul vento come forza incontrollabile.

Si, sicuramente nella vostra musica si sente questo cambiamento, un provare nuove strade…

Cel: Si, ecco, c’è di sicuro un elemento ciclico nella composizione de brani, ma cambiano le sfumature, e questo è stato uno degli elementi caratteristici della nostra musica. Cambiare dinamiche, colori e suoni.

Hai più di una volta rimarcato l’importanza delle immagini, la visualità dei brani. Quindi mi chiedevo, che importanza date ai vostri video? Chi ne cura la regia e da dove nasce l’idea?

Cel: L’idea del video è sempre stata legata alla scelta e al gusto di chi ha lavorato con noi, quindi tutti i registi che hanno collaborato con noi hanno sempre avuto carta bianca su tutto. Dalla scelta dl pezzo alla scelta della storia. Sono persone che conosciamo bene, a cui abbiamo dato tanta fiducia perchè vediamo in loro grandi potenzialità, ci siamo sempre trovati in sintonia perchè senza volerlo e senza saperlo camminavano nel nostro pensiero. Il video ‘Peter and Clara’ girato da Davide Marchi e Francesco Tortorella a Roma (Madeon Lab), in cui ci sono appunto questi due colori che rappresentano due persone. È uscito a San Valentino, quindi tra poco festeggia il compleanno. Un altro video è girato da Palonero Film, un mitico matto scoppiato della città di Leopardi, e si chiama ‘Monster’. Il video tratta un episodio più tragi-comico, in cui c’è questo gatto è spiaccicato al suolo, e si ripercorre tutta la sua storia: scopre che la fidanzata lo tradisce con l’orsertto, va al pub e beve con gli amici, ma subito dopo viene investito.  Per concludere la sua anima vola in cielo, e io sono la musa che lo accompagnerà in paradiso.
Paolo: Aggiungiamo che se fossi rimasta li altri cinque minuti ti saresti ustionata.
Cel: Era aprile, primi mesi caldi, io che ho un colorito cadaverico sono andata a casa che ero praticamente viola (ride).

Celeste, da cosa trai ispirazione come cantante? Hai qualche modello femminile particolare?

Cel: Modello femminile non proprio, magari Janis Joplin, anche lei era rossa di capelli. Il mio percorso musicale è diverso però, ho fatto il conservatorio, musica classica, cosa che spesso mi rimproverano a causa di una impostazione che dicono metta troppi paletti. Eppure sono entrata in contatto con il futurismo, le varie sperimentazioni che ti insegnano anche a rivalutare il ruolo della voce.

Una domanda per tutti; se dovesse nominare un disco che vi ha particolarmente colpito (il preferito della adolescenza, che vi ha segnato) quale scegliereste? 

Daniele: Smashing Pumpkins, ‘Mellon Collie and the Infinite Sadness’.
Paolo: ‘Kid A’ dei Radiohead.
Jones: ‘Nevermind’ dei Nirvana, o anche ‘OK Computer’ dei Radiohead…anche se a dir a verità non credo di averne uno in particolare.
Cel: io mi ero comprata Alanis Morrisette alle medie, ‘Jagger Little Pill’.
Claudio: io avevo preso ‘Yellow Submarine’ dei Beatles, ma perchè mi piaceva la copertina. Poi ovviamente lo ho ascoltato e mi è piaciuto anche il disco. Parlando invece di un preferito, credo proprio ‘Unplugged in New York’ dei Nirvana

Da cosa nasce la futura collaborazione dello split con i Le-Li?

Paolo: Noi conosciamo Stato Sociale, che sono di Bologna, e ci trovavamo a Recanati, dove c’è stato un concerto, dei Le-Li, il gruppo di Matteo Romagnoli, il boss della Garrincha Records, etichetta di Stato Sociale…
Cel: E poi il ragazzo che suona il clarinetto coi Le-Li è vicentino, di Valdagno. Noi avevamo suonato lì la settimana dopo il furto, lui si è presentato e ci siamo incontrati, e quando loro sono venuti a Recanati è stato un ritrovo.
Paolo: Dopodichè li abbiamo invitati nelle Marche a suonare, ci siamo trovati bene, e siccome lui è un pazzo e anche noi, abbiamo detto “facciamo uno split”.

Quindi cosa potete svelarci dei vostri progetti futuri?

Cel: Inizieremo le registrazioni da domani (29 gennaio) a Bellino, provincia di Cuneo.
Paolo: E per l’occasione abbiamo per la prima volta un manager, qualcuno che si occupi delle scadenze e di tutta questa burocrazia…un applauso…
Vanni (mukka agency): in questo caso sono anche un medium; mi hanno chiesto di trovare un produttore per la registrazione del nuovo album. E tra i personaggi che avrei potuto scegliere, e che poi i ha scelto, c’è Alexander Hacke degli Einstürzende Neubauten, quindi domani lo si va prendere in aereoporto, e poi da domani loro lavorano, e appena possiamo…
Paolo: …andiamo a correre, che fa bene alla salute…
Vanni:…esatto, e nelle pause registriamo l’album. Cosa sappiamo dell’album?
Paolo: avrà 13 pezzi e sarà bello. Molto bello. Non sappiamo nè quando, nè come, nè con chi esce ma ora non ha importanza…
Celt: …e forse il titolo sarà idea, che al contrario si legge Aedi.
Paolo: …che si scrive in egual modo anche in inglese…ehy, a questo non ci avevo proprio pensato!

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